L’energia del pellet

L’Italia è prima in Europa per numero di stufe a pellet installate. La segatura pressata è un combustibile con diversi vantaggi e in continua crescita. Ne parliamo con Marino Berton, coordinatore dell’Associazione Italiana Pellets.
Le biomasse, abbiamo scritto più volte, sono una fonte di energia con un bilancio neutro in termini di emissioni e, specie se usate nell’ambito di una filiera locale, possono essere un modo sostenibile di produrre energia in particolare per il riscaldamento. Il pellet, cioè i piccoli cilindri di segatura pressata, derivante da legno di scarto, è un combustibile che in Italia sta conoscendo una notevole diffusione. Ne abbiamo parlato con Marino Berton, presidente dell’Associazione Italiana Energie dal Legno (Aiel) e coordinatore della neonata Associazione italiana pellets.

Berton, come sta andando il pellet in Italia?
Il mercato del pellet è in crescita. In Italia si consuma soprattutto per il riscaldamento domestico. Nel nostro paese abbiamo raggiunto e superato le 700mila stufe a pellet, divenendo così i primi in Europa per numero di impianti installati, ma gli spazi per un’ulteriore crescita sono notevoli. Ci sono anche alcune esperienze, ancora limitate, di teleriscaldamento a pellet, mentre nei paesi del nord Europa questo combustibile legnoso è usato anche per la produzione di energia elettrica.

Quali sono i vantaggi ecologici del pellet?
I vantaggi ecologici sono piuttosto importanti. Considerato che il pellet è composto da segatura pressata e trafilata, l’anidride carbonica emessa nella combustione è la stessa catturata dall’albero nella fase di accrescimento, quindi il pellet può arrivare ad essere “CO2 neutrale”. La combustione del pellet, poi, è particolarmente efficiente: è un prodotto molto standardizzato con una umidità fissa e definita, attorno all’8-9%, la sua combustione dunque è molto più semplice ed efficiente rispetto a materiali con umidità e composizione variabili. Chi abbia visto il funzionamento di una stufa a pellet, dove i pezzetti cadono e bruciano uno alla volta, può capire come questa tecnologia permetta di ottimizzare la gestione della combustione, riducendo dunque le emissioni. Gli studi internazionali sulle emissioni derivanti dalla combustione di biomasse legnose concordano sul fatto che, da questo punto di vista, gli impianti a pellet sono senz’altro i più virtuosi tra tutti quelli alimentati a biomasse

È un combustibile che consente anche dei risparmi economici visto che negli ultimi anni è aumentato di prezzo? Si prevede un ulteriore rincaro o si stabilizzerà?
Negli anni passati abbiamo assistito ad un mercato instabile, tipico di un prodotto relativamente giovane come il pellet. La situazione attuale da segnali positivi nella direzione della stabilizzazione dei prezzi, elemento questo che può dare maggiore vantaggio al consumatore finale e maggiore garanzia di mercato per il produttore. Il costo del pellet al consumatore attualmente oscilla tra 3,5 e 4,5 euro al sacco da 15 kg. Gli studi fatti dimostrano che usare il pellet consente un risparmio del 30-40% rispetto a combustibili fossili come gas o gasolio.

La qualità del pellet spesso è difficile da valutare per il consumatore, ci sono dei sistemi per garantirla?
L’associazione Aiel ha attivato un sistema di attestazione volontario della qualità che riteniamo molto efficace. Abbiamo definito un disciplinare di qualità in cui sono stabiliti, a partire da riferimenti internazionali, precisi parametri riguardo le caratteristiche chimico-fisiche che il pellet deve avere. Ai produttori che scelgono di aderire a questo sistema di certificazione noi inviamo degli ispettori che prelevano dei campioni, analizzati successivamente in un laboratorio certificato. Un comitato tecnico controlla poi i risultati delle analisi e a quel punto un altro comitato, quello di attestazione, valuta se concedere o meno la certificazione, cioè il marchio, che si chiama “Pellet Gold”, per mantenere il quale il produttore dovrà poi superare altri controlli periodici.

Per quanto riguarda la filiera, invece, quanta parte del pellet viene da scarti di lavorazione e quanto invece da legname abbattuto ad hoc?
Non vi sono stime al riguardo, ma possiamo valutare che la parte principale viene prodotta a partire dalle fasi di prima lavorazione del legno. Il pellet deve provenire assolutamente da legno vergine non trattato chimicamente, per cui non si devono utilizzare gli scarti dei mobilifici, bensì materiale proveniente da segherie o da legno proveniente dalla gestione selvicolturale.

Qual è la quota di produzione locale e quanto viene importato?
Il pellet prodotto in Italia utilizza materia prima in gran parte italiana, ma in alcuni casi anche da altri paesi europei, avendo cura che le spese di trasporto non incidano troppo sui costi di produzione. In Italia al momento si consumano oltre un milione di tonnellate di pellet all’anno e se ne producono oltre 650mila. La parte restante è importata per la maggior parte da paesi del nord e dell’est Europa.